Vi sono tanti modi di
educare i propri figli quanti sono i padri esistenti, né esiste una sola
persona che possa dire che un metodo è migliore di un altro.
In questo libro Justin Halpern ci racconta il sistema
direi decisamente originale usato da suo padre Sam per crescere lui e i suoi fratelli, sistema che Justin ha
scrupolosamente annotato per poi… ma lasciamo parlare l’autore: “Presi nota della frase, e quella sera la
aggiunsi come firma al “non ci sono” del mio Instant Messenger. Da allora
cominciai a riportare ogni giorno una perla di saggezza di mio padre. Quando un
amico mi suggerì di creare una pagina su Twitter per raccogliere tutte le
enormità che gli uscivano di bocca, inaugurai Le cazzate che dice mio padre. Per una settimana circa, ebbi giusto
un pugno di visitatori … Una mattina scoprii che i visitatori erano diventati
un migliaio. Il giorno dopo, diecimila. Poi cinquantamila. Poi cento, duecento,
trecentomila…”
La conclusione: volete che
qualcuno vi segua in rete?
Scrivete
cazzate!!!
E da lì fino a milioni di
contatti giornalieri, interviste, contratti televisivi, inviti a trasmissioni
popolari, un libro da milioni di copie vendute e perfino una sit-com. Tutto per avere avuto un padre
cinico ma schietto, senza peli sulla lingua né rispetto per l’acerba età dei
figli, e per aver saputo sfruttare le sue stravaganti uscite. La frase di Sam
con la quale Justin Halpern ha
inaugurato il suo successo? Un insegnamento veterinario: “Guarda il buco del culo del cane, si vede dalla dilatazione che sta
per farla. Guarda. Ci siamo.”
Esistono padri che quando
un figlio viene piantato dalla propria ragazza lo consolano, soffrono con lui,
cercano di risollevarlo dallo stato di depressione in cui è caduto perché ci
sono passati e sanno cosa significa per un ragazzo la perdita di un amore. Sam: “Va bene, non hai mica bisogno di farmi tutta ‘sta manfrina di
stronzate. Lo sai che puoi stare qui. Ti chiedo solo di non seminare in giro i
tuoi stracci puzzolenti, non voglio vedere la tua camera da letto ridotta tipo
postumi di un’ammucchiata. A proposito, mi spiace che la tua ragazza ti abbia
scaricato.”
Avete presente le
raccomandazioni che si fanno ai figli quando si lasciano soli in casa? Quelle
di Sam: “Telefonami se va a fuoco qualcosa. E non scopare nel mio letto.”
Sullo sconsigliare ad un
figlio il vizio del fumo: “Non sei tipo
da sigaro… Be’, la prima cosa che salta agli occhi è che lo tieni come se
stessi facendo una sega a un topo.”
Al figlio piccolo disperato
e in lacrime all’uscita dall’asilo: “Ah,
l’hai trovato difficile? Be’, se l’asilo ti stressa, ho brutte notizie per te
sul resto dell’esistenza.”
Oppure: “Ma i tuoi coetanei lo sanno come si usa un
pettine? Sono conciati come se due scoiattoli gli si fossero arrampicati in
testa per farsi una scopata.”
Justin
Halpern è stato bravo a
riportare le uscite del padre all’interno di un contesto di vita familiare
normale, senza commentarle, rendendo le frasi lapidarie e il libro pieno di
sarcasmo e spesso divertente. Considerate poi che Sam non è che sia uno scaricatore di porto, ma un medico rinomato
nel suo ambiente, un uomo di una cultura sicuramente superiore che però non si
trova molto a suo agio con i computer… “Lo
so che cos’è Twitter. Mi parli come se non sapessi un cazzo. Bisogna far
partire Internet per mettersi su Twitter.” Accompagnando le parole “far
partire Internet” con il gesto di girare la chiavetta dell’accensione.
Dal racconto emerge anche
tutta la tenerezza che prova un figlio per il padre e, al di là delle parolacce
e del modo brusco di esplicitare i concetti, si può essere certi che alcuni
insegnamenti che assumono la consistenza di vere e proprie perle di saggezza,
se detti in maniera particolare, possono essere recepiti dai figli in modo che
restino impressi indelebilmente nelle loro menti: “Hai quattro anni. Devi cagare nel water. Non è uno di quei negoziati
in cui si fa tira e molla e ci si accorda a metà strada. Tu cagherai nel water,
fine della trattativa.”
Detto inter nos, penso che per educare i figli questo sia un ottimo
sistema.
Il Lettore genitore
P.S.: A proposito di questo
libro, c’è un ottimo esempio di come molti commentatori in rete parlino di
libri senza nemmeno averli letti. Se
guardate qui:
troverete una recensione di
questo libro nella quale viene riportata la frase che ho citato poco fa sul
ragazzo piantato dalla fidanzata. Bene, il ragazzo abbandonato è il fratello dell’autore, non l’autore
stesso, come invece la giornalista pensa che sia.
In che mondo viviamo…
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