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mercoledì 20 settembre 2017

L’allegria degli angoli

Leggendo quest’altro romanzo di Marco Presta scordatevi pure tutte le risate che avete fatto con Un calcio in bocca fa miracoli. O per meglio dire, non è che Presta non ci provi a farci ridere, lui ci prova anche con la consueta ironia che gli è propria, ma un po’ per i contenuti, un po’ per l’odierna situazione sociale, non è che gli sia riuscito molto bene.




L’accoppiata tra “contenuti del libro” e “odierna situazione sociale” è quello che rende questo romanzo insopportabilmente deprimente. Perché l’autore fotografa senza sconti una situazione troppo comune e reale.
Lorenzo è un geometra trentaduenne che non riesce a trovare un impiego serio e sopravvive con lavoretti saltuari e pure umilianti, come fare la statua vivente di un Faraone in piazza per racimolare qualche spicciolo, ed è circondato da un gruppo di amici sfigati ognuno dei quali ha le proprie beghe da risolvere. Vive ancora con la madre vedova ed è troppo timido per dichiararsi alla donna della quale si è innamorato.
Il romanzo è tutto qui: l’istantanea di una vita senza ideali, senza prospettive, condotta tra lo squallore del non avere una lira e la patologica mancanza di speranze concrete per il futuro. Oddio, non è che Marco Presta non tenti di renderlo interessante (per quanto possa esserlo una vita in cui non succede nulla di eccitante): lui ci prova anche a essere ironico, con uno stile narrativo pulito e senza fronzoli e con battute che potrebbero strappare un sorrisetto, ma sono proprio le circostanze contingenti a renderlo triste e in fin dei conti abbastanza noioso.
Nessuno si entusiasma leggendo di cose che vede continuamente intorno a sé e con le quali è costretto a convivere.
Fossero allegre, poi.
Il Lettore
Presta, Lettore

venerdì 7 febbraio 2014

Il paradosso terrestre

Un’altra raccolta di racconti. Come dice Enrico Vaime nella prefazione (e, a proposito, sarà anche un buon regista, non dico di no, ma sarebbe meglio che le prefazioni le lasciasse scrivere a qualcun altro…): “Di solito dei racconti si pubblicano come terzo libro. Marco Presta, alé, lo propone come primo. Perché perdere tempo?


Il conduttore del Ruggito del Coniglio quindi ha pubblicato per primo questo tourbillon di racconti, e sicuramente lo scriverli gli è servito ad aggiustare il tiro per giungere poi a quel Un calcio in bocca fa miracoli che lo ha fatto conoscere anche come scrittore da quelli come me che non ascoltano la radio.
Esercizi di scrittura, per affinarsi, correggersi ed allenarsi. Qualcuno dei racconti di sicuro è piacevole, ma non molti: la maggior parte lascia il tempo che trova. L’ho finito ieri, e se dovessi interrogarmi sul che cosa mi hanno lasciato potrei affermare che ne ricordo solo un paio, forse tre.
Sì, c’è l’ironia, a volte riesce a strapparti un sorrisetto, ma c’è poco da gridare al capolavoro. Si possono apprezzare la grande fantasia, la ricerca del surreale; si può plaudire alle impreviste conclusioni, alla ricercatezza del linguaggio e alla pulizia dello stile, ma alla fine sono raccontini che non posseggono il diverso tipo di spessore del quale Presta è riuscito a dotare il Calcio in bocca.
Be’, migliorare di sicuro è migliorato, aspettiamo i prossimi.
 Il Lettore

sabato 3 agosto 2013

Un calcio in bocca fa miracoli

Le persone che guidano con l’avambraccio fuori dal finestrino. Cosa mi vuoi dimostrare con la fuoriuscita di quell’arto, che sei padrone della situazione? Che ti dobbiamo lasciar perdere, perché ne hai poche e spicce? Ho immaginato varie volte di vedere una di quelle braccia tranciata da un camion lanciato in direzione contraria, così, senza cattiveria, per semplice curiosità, diciamo.”

Questo è un piccolo assaggio da pagina 116 del libro di oggi, che mi ha colpito non fosse altro perché mi trovo a pensarla esattamente allo stesso modo del vecchiaccio malefico protagonista del romanzo. Come mi è successo in parecchie altre occasioni mentre lo stavo leggendo. Un’identificazione preoccupante. Sarà l’innato cinismo? Sarà un precorrimento della vecchiaia che incombe?


Il libro di Marco Presta non è stata una sorpresa perché ne avevo già sentito parlare e perfino ascoltato dei brani letti ad alta voce. Perciò appena mi è capitato sotto mano non ho potuto esimermi dal lanciarmi in una lettura che arrivato alla fine mi ha lasciato con le labbra ancora increspate dai sorrisi che si sono succeduti per tutto il libro, ma anche con un senso di amarezza per le verità che emergono tra le righe e che l’autore mimetizza o attenua condendole con dosi crescenti di cinismo e menefreghismo, con apparente distacco, ottenendo di conseguenza lo scopo di farle invece risaltare.
Non ascolto la radio se non i canali che trasmettono solo musica, e di conseguenza non ho mai seguito una puntata del Ruggito del Coniglio, ma il nome di Presta mi era stato fatto spesso come conduttore ironico e arguto, e quell’arguzia Presta l’ha trasferita pari pari in questo romanzo che è sferzante ma anche tenero e malinconico, saturo di metafore fulminanti, sinonimi azzeccati e paragoni illuminati, dove con sarcasmo sottolinea tragedie e peripezie della terza età e del vivere quotidiano facendo ridere ma anche riflettere.
Il top della risata con le lacrime, quella che se putacaso ti vedesse qualcuno penserebbe che sei cretino, si raggiunge a pag. 136 con l’esilarante descrizione degli effetti del Viagra sugli ultrasettantenni. Ma per tutto il corso del libro ti trovi spesso a ridere e sorridere e a pensare a quanto sarebbe migliore il mondo se ogni tanto ci si permettesse di abbandonare gli abiti dell’ipocrisia comune lasciandosi andare in qualche sano vaffanculo nei confronti di plateali rompicoglioni.
Il Lettore