lunedì 7 aprile 2014

Smettetela di piangervi addosso, scrivete un bestseller!

Non è un’esortazione che vi rivolgo io, ma il titolo di un libretto di Renato Di Lorenzo, della serie “manuali per la scrittura”.


L’autore è un giornalista e scrittore che in poco più di 150 pagine riversa la sua esperienza per permettere a qualunque principiante di migliorare la propria scrittura fino al punto di farne  un mestiere che gli consentirà di viverci. A parole è facile: già nel primo capitolo Di Lorenzo porta a conoscenza del lettore il fatto che un romanzo di buona qualità vende circa 20000 copie, con un introito netto di circa 28000 euro per l’autore. Un romanzo all’anno e sei a posto, secondo lui.
Tutto sta quindi, sempre secondo lui, nello scrivere un romanzo di buona qualità.
Ma le cose non stanno propriamente così. A parte che in questo momento storico la cifra di ventimila copie vendute è raggiunta solo da pochissimi titoli, non è assolutamente detto che un romanzo di buona qualità abbia un minimo di successo, per ottenere il quale occorre invece una concomitanza di fattori che sono totalmente avulsi dalla mera qualità: notorietà dell’autore, importanza della casa editrice, attualità dell’argomento, battage pubblicitario, ruffianeria. Tanto per dirne solo alcuni. Anzi, la buona qualità può essere spesso controproducente, o almeno superflua, a giudicare dalle porcate che salgono in testa alle classifiche.
Comunque, a parte queste considerazioni economiche (Di Lorenzo si occupa di finanza), il manuale è molto discorsivo e piacevole da leggere e indaga più o meno tutti, e più o meno approfonditamente, gli argomenti necessari da comprendere e per migliorare la propria scrittura, citando numerosi esempi di autori famosi e il perché abbiano scritto quel brano in quel modo piuttosto che in un altro. Dalla tensione narrativa al plot ai personaggi alla riscrittura vengono accennate molte delle tecniche più comuni che occorre assimilare perlomeno per tentare di scrivere qualcosa di decente.
Nel libro è riportato anche uno scambio di battute tra James Joyce e un suo amico, a proposito del concetto di inserire nei propri scritti solo le parole che servono e non di più, che come aforisma a me piace molto e che testimonia come Joyce scrivesse con il contagocce: l’amico chiede a Joyce: “Quanto hai scritto stamattina?”
Tre parole” risponde Joyce.
Per te sono molte.”
Ma non so in che ordine metterle” è la conclusione dello scrittore.
Il Lettore 

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