mercoledì 5 marzo 2014

Leggere la fotografia

Come ho già detto in più post sono anche un appassionato di fotografia, di conseguenza molto spesso mi soffermo a studiare le varie gallerie fotografiche che appaiono in rete. La cosa che non capisco è come facciano alcuni fotografi ad avere eco in tutto il mondo per degli scatti che sarebbero riusciti meglio anche alla mia gatta.


Il libro di oggi, Leggere la fotografia di Augusto Pieroni, è un testo prettamente tecnico e la sua recensione è solamente una scusa per cavarmi un sassolino da una scarpa. L’autore è uno storico e critico d’arte che in questo saggio compendia un’analisi delle tecniche necessarie a comprendere al meglio il linguaggio fotografico, tecniche dalle quali molte persone che si definiscono “fotografi” dovrebbero attingere prima di mandare per il mondo i loro obbrobri. Testo interessante, immagini esplicative, esempi esaurienti, citazioni di fotografi famosi fanno di questo libro un piacevole studio per tutti quelli che si avvicinano al mondo dell’immagine.
Ma sembra che molti di questo libro (e di tanti altri che trattano gli stessi argomenti) non abbiano mai sentito parlare, quegli stessi che appena presa in mano una macchinetta digitale da due lire si sentono alla stregua di un Gianni Berengo Gardin.
Date un’occhiata a queste due gallerie:
Ora, al di là del significato artistico e sociale dei temi trattati, e qui ci sarebbe da discutere parecchio dal momento che anch’io avevo pensato di realizzare profondi reportage artistici su “250 cucine dopo che si è preparata una cena per 10 persone” o “500 water immortalati prima di tirare lo scarico” o “2000 istantanee del mio gatto nero mentre vomita palle di pelo” o ancora “Cinquanta ricerche dell’attimo in cui si stacca una foglia dal ramo” ma poi non l’ho fatto perché un’analisi socio-ambientalistica dei temi ipotizzati mi ha convinto che essi non rientravano nella congiunzione paradigmatica tra il concetto empirico di assoluto e il non-essere, con tutto ciò che questo possa voler dire, mi limiterei all’osservazione dei singoli scatti dal punto di vista tecnico, facendo tesoro delle lezioni che mi sono state fornite da un amico, valente fotografo, nel corso di lunghe conversazioni.
Le due gallerie linkate, soprattutto quella sulle camere da letto, forniscono un esempio di tutti gli errori che non si devono commettere nell’atto di scattare una fotografia. E non crederò mai che l’abbiano scattate così apposta.
Immagini sovraesposte (o sottoesposte), sfocature, micromossi, protagonisti oscurati e/o di spalle e/o centrati, regola dei terzi ignorata, teste e/o piedi e/o mani tagliate, sbilanciamenti compositivi, soggetti principali troppo lontani e/o troppo vicini alla camera e/o che non guardano in essa, sfondi da dimenticare, occhi chiusi, orizzonti inclinati, peluzzi sul sensore, volti illeggibili, bianchi sparati, bruciature da luci dirette, linee oblique e/o convergenti, espressioni da deficienti e/o pose ridicole (ma questo può far parte della ricerca artistica), c’è di tutto, ci si potrebbe realizzare un libro sul come non fare una fotografia. Foto che qualsiasi dilettante assoluto (leggi mia moglie in vacanza) sarebbe riuscito a scattare senza stare a porsi alcun problema tecnico o compositivo.
L’arcano sta nel fatto che foto come queste vengono rilanciate in tutto il mondo da agenzie di stampa compiacenti che invece di dire all’autore le tue foto fanno cagare le osannano e forniscono loro pubblicità, forse perché non hanno argomenti veramente interessanti da pubblicare.
Non mi venite a parlare di contenuto artistico, vi prego, io sono sempre quello che si schiera dalla parte dell’inserviente di Bari.
Il Lettore & il Fotografo

2 commenti:

  1. Intanto grazie per valente fotografo,davvero troppo buono, caro freereader. Mi è parecchio piaciuta la tua tirata nei confronti dei soloni della fotografia.E quanto ci sarebbe da dire su certi "maestri" che hanno avuto solo la capacità di sapersi vendere molto bene ( ...beati loro che sanno farlo) ma il discorso si farebbe troppo lungo. Bella idea questo tuo blog sulla lettura: ti seguirò con piacere. (bello anche il tuo occhio di lupo)

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  2. Grazie! Si fa quel che si può...

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