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venerdì 7 agosto 2015

Numero zero

Nell’accingermi a recensire quest’ultimo “romanzo” di un mostro sacro qual è Umberto Eco devo confessarvi che mi sento non poco imbarazzato. Un po’ per la caratura del personaggio, un po’ perché dopo aver letto il libro ed aver formulato il mio parere sono andato a spulciare in rete per erudirmi su cosa ne avessero pensato gli altri, e la scoperta è stata quella di un libro estremamente controverso e dibattuto, inneggiato da alcuni e stroncato da altri, che ha ricevuto i punteggi massimi nelle varie graduatorie così come si è beccato gli zeri, tanto per restare in tema, più denigranti.
Be’, lasciatemelo dire, coloro che hanno dato il punteggio minimo a questo libro sarebbe meglio che invece di leggere qualsiasi cosa si sedessero davanti al televisore e continuassero a guardare le partite di calcio, perché significa che ci hanno capito meno di un cazzo.




Ha ragione invece chi lo ha definito una presa per i fondelli, ma non nei confronti del lettore come si è lamentato qualcuno dando prova di una conoscenza “per sentito dire” di altre satire di Eco come Il pendolo di Focault, ma più che una presa in giro la definirei una denuncia nei confronti della società dal dopoguerra ad oggi che manovra la massa dei singoli conducendoli a pensare come decidono in pochi e servendosi di qualsiasi arma.
Nel raccontare l’esperimento di costruzione di un giornale destinato a non essere mai stampato, Umberto Eco mostra le strategie e i trucchi del giornalismo per indurre lo sprovveduto lettore a pensare una cosa al posto di un’altra, per far sì che la massa resti nell’ignoranza più assoluta di quali siano le vere verità e venga invece plasmata come ritengono più opportuno coloro che governano realmente. Eco prende ad esempio i fatti salienti della storia italiana dalla morte di Mussolini a Mani Pulite e ne dà un’interpretazione fantasiosa ma plausibile preconizzando, e lui si trova già all’interno di questo futuro, quello che è lo sfacelo della società odierna.
In pratica leggere questo libro è stata una conferma di ciò che predicavo qualche settimana fa: non bisogna credere a ciò che dicono i giornali, bisogna fare la tara su qualsiasi notizia e sul modo in cui viene presentata, perché qualsiasi giornalista è al soldo di chi gli elargisce lo stipendio e scrive ciò che gli viene ordinato di scrivere, e piano piano, insieme alla tv spazzatura, stanno guidando la massa verso una condizione di rimbecillimento totale. Tant’è vero che qualche giornalista, in preda ad un raptus di coda di paglia, si è lasciato prendere la mano nello stroncarlo.
Leggevo pochi giorni fa una delle ultime interviste rilasciate da un personaggio pubblico scomparso da poco, nella quale questa persona asseriva che era profondamente delusa da come nella società odierna la stupidità fosse assurta a potere. Io non penso che sia la stupidità a manifestare il potere, penso invece che sia l’intelligenza di alcuni a manovrare la stupidità di molti per fare in modo che restino in un oblìo affatto pericoloso. Ma del resto lo dicevano già gli antichi romani: panem et circenses, e vai col liscio!
Comunque, a parte queste considerazioni spicciole e personali, a me Numero Zero è piaciuto: l’ho letto in una volata con piacere e con rabbia. Indubbiamente lo stile è diverso dai precedenti, lontanissimo da Il nome della rosa e dai saggi più famosi, ma la qualità dello scrivere, sia pure in tono più leggero, è sempre eccelsa.
Di Eco, oltre a Il nome della rosa ho adorato alcuni libri: le Sei passeggiate, La struttura assente, Sulla letteratura; non me ne sono piaciuti altri: Il pendolo di Foucault, Il cimitero di Praga; qualcuno non sono riuscito neanche a finirlo: La misteriosa fiamma eccetera eccetera, Baudolino.
Ora aspettiamo il prossimo.
Il Lettore

lunedì 28 ottobre 2013

Sei passeggiate e sei lezioni

Chiunque si accinga a scrivere un testo qualsiasi, che sia prosa o poesia, narrativa o saggistica, dovrebbe aver assimilato a priori gli insegnamenti forniti da due opere che per la loro importanza debbono ritenersi fondamentali nel bagaglio culturale di ogni scrittore.
I libri sono:
Sei passeggiate nei boschi narrativi, di Umberto Eco, e

Lezioni americane – Sei proposte per il prossimo millennio, di Italo Calvino



Oltre ad avere in comune il numero 6, entrambe le lezioni sono state elaborate dai rispettivi Autori per essere esposte nell’ambito delle Norton Lectures all’Università di Harvard, ma se Eco le tenne tra il ’92 e il ’93, Calvino non riuscì a presentarle al pubblico e anzi, morì prima di aver terminato di stendere l’ultima lezione, quella imperniata sulla Coerenza.
Ho letto le Passeggiate almeno tre volte (anche se confesso di aver saltato, le due volte successive alla prima, le parti in cui Eco si dilunga (non poco) sulla Sylvie di Gerard de Nerval…) ed ogni occasione mi ha consentito di scoprire nuovi aspetti dello scrivere, e del leggere. È piacevole incontrare concetti tratti da libri già letti tra gli esempi portati da Eco, da Joyce ad Agatha Christie, da Melville a Fleming, e scoprire come il semiologo analizza strutture e stili dei testi più disparati o come individua le diverse figure del lettore o come spiega alcuni passaggi del suo Il nome della rosa.


Dalla prima lettura delle lezioni di Calvino si possono trarre spunti sulle trasformazioni che la letteratura può subire insieme alla rapida modificazione del mondo moderno. Ora che in quel prossimo millennio ci siamo, è scoraggiante constatare come nell’ambito letterario, così come peraltro in quello musicale, non emergano opere di spicco meritevoli di essere tramandate.
In ogni lezione Calvino tratta un concetto che lui ritiene fondamentale in letteratura, e li dispone in quello che secondo lui è un ordine di importanza decrescente:
1.       Leggerezza
2.      Rapidità
3.      Esattezza
4.      Visibilità
5.      Molteplicità
6.      Coerenza (solo progettata)
Ovviamente molti possono non essere d’accordo sull’ordine decretato da Calvino per il valore letterario di ognuno dei concetti: per me, ad esempio, la Coerenza è più rilevante della Molteplicità, ma resta in ogni caso difficile pensare ad un qualsiasi altro aspetto basilare della letteratura che l’autore non abbia preso in considerazione nella sua disamina. In ogni lezione inoltre si può trovare un riferimento ai vari libri scritti da Calvino stesso, nonché un numero rilevante di citazioni e rimandi ad autori e testi che hanno segnato la letteratura occidentale dal Medioevo ai giorni nostri, ognuno caratterizzato dall’inerenza con l’argomento nel quale è nominato.
Due letture veramente istruttive e interessanti, che non possono mancare nel proprio bagaglio personale.
Il Lettore