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venerdì 4 gennaio 2019

C’è spazio per tutti


Sottratto senza scrupoli di sorta a mio figlio prima ancora che entrasse in casa anch’esso come strenna di Natale.
Non per me ma questo è il meno.
Portato con me sotto le coperte.
Mi sono messo subito a sfogliarlo.
E a ridere.



L’ennesima chicca del geologo redento ci porta fuori dall’atmosfera terrestre con un volume cartonato nel quale Ratman va a fare compagnia all’astronauta italiano Paolo Nespoli in una missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.
Quest’opera non è il solito fumetto comico del disegnatore pisano, ma una vera e propria opera divulgativa che racchiude tutta la filologia dell’esplorazione spaziale dai primi tentativi ai giorni nostri, tanto è vero che ad Ortolani è stata commissionata dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Quindi la scienza c’è, ma questo non toglie spazio all’umorismo che vi viene riversato a piene mani dalla verve di Leo Ortolani tramite il suo personaggio più riuscito: un Ratman nella versione in assenza di gravità.
Anche se l’autore avverte che nel volume c’è meno comicità del solito (per lasciare più spazio alla tecnica e alla scienza), io ho riso dall’inizio alla fine. Paolo Nespoli, al contrario di come siamo abituati a vederlo nel corso delle sue missioni, sempre allegro e sorridente, nel fumetto è dipinto come uno scienziato serissimo e burbero, pienamente compreso nel suo ruolo, che si scontra con la totale incapacità esibita dal topastro in qualsiasi sua estrinsecazione .



Questa non è la prima volta comunque che il cartoonist dalla battuta fulminante si mette a scrivere su questioni importanti. Dopo le serie a fumetti e le numerosissime parodie Ortolani si è cimentato anche in opere di scienza divulgativa, per fortuna non abbandonando il suo umorismo.

Che secondo me è eccezionale.
Sigh, ora mi toccherà di riprendere l’interminabile romanzo storico…

martedì 24 maggio 2016

CineMAH presenta: Il buio in sala

Un altro cadeau giunto da Torino, ma stavolta il fortunato destinatario è mio figlio.
Fammi dare un’occhiata, gli ho detto, e ho cominciato a leggere. E non ho smesso fino a metà libro, con le lacrime agli occhi che sono cominciate a spuntarmi già dalle prefazioni e hanno continuato a sgorgare per ognuna delle recensioni che Leo Ortolani ha stilato sui film che è andato a vedere al cinema.
Non lacrime di dolore, intendete bene, ma singhiozzi di puro divertimento.




Ho preso un caffè insieme a Leo Ortolani quando è venuto a Perugia in occasione di un recente Immaginario Festival. Come d’obbligo si è scivolati a parlare della laurea che ci accomuna, e ci siamo ritrovati a piangere ognuno sulla spalla dell’altro. Il caffè è risultato un po’ salato.
Dal vivo Leo è come quando scrive e disegna: una battuta dietro l’altra. Si vede proprio che gli vengono spontanee. E dall’unione di questo aspetto della sua personalità con la sua passione per il cinema non poteva non nascere una serie di recensioni spassionate, aperte, ironiche, sarcastiche e soprattutto comicissime.



Il buio in sala è una raccolta di queste critiche personali, qualche volta positive, ma per lo più dissacranti, che Leo ha già pubblicato sul suo blog (https://leortola.wordpress.com/) nel corso del tempo, e con le quali spara a zero su tutti gli aspetti dei film (con una spiccata predilezione per quelli di supereroi) che non risultano di suo gradimento. Un po’ come faccio io in questo blog per quanto riguarda la scrittura. Ma a lui il sense of humour riesce meglio.



Così saltano fuori tutte le pecche dei film più noti che sono transitati per le sale cinematografiche in questi ultimi tempi, da trame inesistenti…


…a personaggi sopra le righe; da sceneggiature raffazzonate ad attori la cui capacità di recitazione rivaleggia con quella di uno scoiattolo impagliato, da registi e produttori votati al solo guadagno a un pubblico che si lascia prendere in giro consapevolmente, tutte situazioni intervallate con la solita tetta che il regista fa vedere quando bisogna risollevare gli spettatori dall’addormentamento.
E come non ridere a crepapelle nel leggere che le parti dei protagonisti in 50 sfumature di grigio sono state assegnate rispettivamente a una platessa ― l’unico pesce in grado di dare la giusta intensità recitativa al personaggio ― e al bricco del latte, l’unico che finché lo guardi recitare il latte non bolle?
Se amate il cinema, il fumetto e la comicità, non potete lasciarvi sfuggire queste recensioni dissacranti, sarcastiche ed ironiche, dense di quelle battute fulminanti alle quali Leo ci ha abituati con i suoi albi e che fanno ridere ogni volta che avanzi di una pagina. E, ovviamente, come potrebbero mancare quelle che vengono capite solo dai geologi?


E per finire, un altro merito di questo libro è stato che grazie a lui sono riuscito, per la prima volta in assoluto, a terminare di leggere per intero una storia di Zerocalcare senza abbandonarla dopo due vignette. Era una delle prefazioni. Costituita da una sola vignetta una.
Il Lettore


domenica 27 dicembre 2015

Venerdì 12

Ogni tanto fa bene ridere, e quando questo Venerdì 12 – Omnibus è stato regalato a mio figlio per Natale non ho resistito e gliel’ho sottratto leggendolo prima di lui. 300 pagine di filato, dalle quali è difficile staccarti.
E la cosa strana è che in questo caso non ci sono battute sui geologi!





Della storia di Aldo e del suo amore per Bedelia, pubblicata a puntate dapprima su L’isola che non c’è a partire dal 1996 e quindi su Ratman collection fino al 2004, avevo letto solo degli episodi sparsi, e sono stato contento di poterla rileggere per intero in questa raccolta del 2015 che è solo l’ultima di numerose altre che l’hanno preceduta. Una storia che sin dall’inizio ha calamitato l’attenzione dei lettori del fumetto più famoso che la ospitava, e che quindi Leo Ortolani ha ritenuto doveroso unificare e pubblicare in un volume a sé stante.
La vicenda è strappalacrime: il giovane Aldo è disperatamente innamorato di Bedelia, ragazza bellissima, cinica, fatua, vacua e parecchio mignotta (per lei, lui è solo il numero 143 di una lunghissima serie…), che non se lo fila di striscio. Per far colpo su di lei Aldo decide di regalarle un carillon con la ninna nanna di Brahms che lei amava ascoltare da bambina, ma ha la sfortuna di incappare in un negoziante misterioso che gli dona uno strumento gravato da una maledizione: se quel carillon fosse stato dato a una persona senza che l’amore venisse ricambiato, Aldo si sarebbe trasformato in un mostro. Detto fatto. Aldo si ritrova nelle sembianze di un essere ributtante consumato da un amore impossibile, e da qui si succedono le sue avventure divise tra il vano tentativo di riconquistare la topona o almeno di provare inutilmente a dimenticarla.
Avventure che spaziano dallo straziante alla più pura comicità, condite dalle fulminanti battute di Ortolani, quelle del suo periodo migliore, che si susseguono a ciclo continuo variando i temi dall’antropologico allo zoologico, dallo scatologico al pornografico (ma solo come metafore). L’ormai vomitevole Aldo si rifugia nella solitudine dell’attico di un palazzo signorile nel più puro stile Fantasma del Louvre, accompagnato dal suo servitore Giuda (per il quale il cinismo e la cattiveria non sono pura teoria), e tenta in ogni modo di uscire dagli abissi di dolore e ribrezzo nei quali è precipitato.



Dopo 300 pagine di esilaranti peripezie, di quelle che fanno ridere sulle disgrazie degli altri, la vicenda però si conclude con un lieto fine: quella che nella prima puntata della serie era apparsa solo come una metonimìa, la bambina Dulcistella, figlia di un vicino di casa del mostr… pardòn, di Aldo, ormai cresciuta si innamora di lui e riesce a strapparlo dalla maledizione e dall’amore impossibile per la panterona. L’ho detto perché ormai la vicenda è così famosa che sarebbe stato come tacere l’epilogo di Via col vento (si lasciano, ma domani è un altro giorno).



Diciamo che me la sono goduta, sorridendo e ridendo spesso sulle gag del pisano naturalizzato parmense che dietro un’apparenza cinica e dissacrante mette in gioco problematiche attraverso le quali la maggior parte di noi è passata in stadi diversi della propria vita: chi di noi non ha sofferto per un amore non corrisposto? Chi, almeno per una volta, non si è sentito brutto, solo, abbandonato? L’umorismo più efficace è quello che va a rovistare nelle tragedie umane, come ci insegnano i grandi comici, da Stanlio e Ollio a Totò, da Charlot a Fantozzi.
Magari, visto che Ratman è letto soprattutto da adolescenti, l’unica perplessità che può sorgere a riguardo di questo fumetto è che alcune battute, soprattutto fra quelle a sfondo sessuale, potrebbero essere un po’ pesanti per un ragazzino innocente.
Ma a questo proposito, ne esistono ancora?
Il Lettore

venerdì 27 dicembre 2013

299 + 1

Era da diverso tempo che volevo recensire un fumetto di Leonardo Ortolani, ma non riuscivo a decidermi su quale scegliere.  Ho scelto 299 + 1 perché dopo lungo ponderare è risultata a parer mio la miglior opera del fumettista toscano .

Un gioiellino, così come 300, la graphic novel di Frank Miller dalla quale è stata tratta questa parodia (ed entrambe sono affiancate sullo stesso ripiano della mia libreria).


Per chi non l’avesse letta e per coloro che non avessero visto il film che ne è stato tratto, 300 è la rivisitazione da parte di Frank Miller della battaglia delle Termopili e degli atti di eroismo di Leonida e dei suoi Spartani. Una storia epica, splendidamente realizzata dall’artista statunitense con l’aiuto di Lynn Varley che ne ha inchiostrato superlativamente  le tavole, uscita in volume nel 1999.
Quando, dopo esserne rimasto affascinato, Leo Ortolani ha deciso di trarne una parodia, ha inserito come protagonista il suo Ratman nei panni di Skrotos, fratello di Leonida, facendogli assumere il ruolo di traditore che nell’originale era assegnato al gobbo Efialte.
L’opera è uscita dapprima in due numeri di Ratman Collection nel 2007, ma visto l’immediato successo ottenuto (al Lucca Comics and Games, nutriti gruppi di fans di Ortolani intonavano in coro il grido di guerra dei soldati spartani nel fumetto – A-HU! A-HU! A-HU! – ad ogni passaggio di Leonardo. Forse per questo se ne è tornato a Parma alla svelta…), è stata poi ristampata in un volume cartonato pubblicato nel 2011. Volume gigante formato orizzontale, scomodissimo per riporlo sullo scaffale e leggibile solo aperto su un tavolo, ma che costituisce un punto di forza in ogni libreria degna di questo nome.
Leo Ortolani è un fumettista fai-da-te, cioè diventato famoso solo grazie ai suoi personaggi, in particolare quel Ratman che grazie all’umorismo graffiante ha conquistato giovani e meno giovani e che è arrivato al centesimo numero di albi pubblicati solo nella serie normale. Da alcuni Leo viene considerato un genio della risata, per la serie incessante di battute fulminanti, gag, freddure e goliardate con cui infarcisce le sue storie, anche di quelle che possono capire solamente i geologi (razza strana i geologi: chi fa il fumettista, chi l’editore, chi il giornalista… ma in fondo sono simpatici... quasi tutti).
Lo Skrotos dall’aspetto di Ratman non si smentisce e in 299 + 1 sforna battute esilaranti una dopo l’altra:
“A Sparta, quando una donna incinta sale su un autobus, la fanno guidare.”
“– Sei debole, gracile e deforme… gli anziani non ti hanno gettato dalla rupe? – Tre volte!”
“A scuola ci insegnano che morire per Sparta è la cosa più gloriosa che ci possa accadere. Ma io quel giorno ero assente.”
Ora basta, altrimenti vi tolgo il gusto di leggerle. C’è solo l’imbarazzo della scelta, si ride ad ogni pagina e si gustano allo stesso modo sia la sceneggiatura che l’impaginazione che i colori pastello che ricalcano quelli di Varley e del film.


Un’opera che si avvicina al capolavoro, che ho riletto almeno 7-8 volte ridendo ogni volta alle battute, e che ti spiazza proprio nel finale, dove invece assume in pieno i contorni dell’epicità concedendo un’apertura al serio e al profondo.
Da leggere assolutamente.
Il Lettore